Mondo Transgender
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Anima mia che metti le ali
e sei un bruco possente

ti fa meno male l'oblio
che questo cerchio di velo.
E se diventi farfalla
nessuno pensa più
a ciò che è stato
quando strisciavi per terra
e non volevi le ali.

Alda Merini

Esiste molta confusione sul mondo di chi mette in discussione la propria identità di genere (donna, o uomo). Il motivo è molto semplice, nessuno riflette sull'argomento. Per gran parte delle persone il proprio genere è una cosa scontata. Sin dalla più tenera età veniamo imbevuti nei decaloghi della educazione di genere. Questi decaloghi servono a creare identità certe: Il bambino una volta cresciuto dovrà essere, senz'altro, un uomo o una donna. E' cosi importante e necessario che questi decaloghi sono normalmente molto invasivi. Invadono non solo la sfera delle abitudini (abbigliamento, linguaggio) e delle attività quotidiane (un bambino gioca a calcio, una bambina fa salotto con le amichette) ma anche quella delle emozioni e del carattere (un vero maschietto non piange, una bambina è dolce e remissiva).Per alcuni individui e in alcuni ambiti, molti, questa educazione si può configurare nella forma di un vero e proprio abuso psicologico. E questo al di là di una accentuata tendenza del bambino verso una identità diversa da quella genetica (femmina, o maschio).

Non diciamo nulla di nuovo. Fino a pochi decenni fa, le femmine hanno subito e lottato con forza contro questa stessa inaudita violenza. Una violenza che non solo schiacciava gli individui interiormente e affettivamente, ma anche nei loro diritti e nella dignità sociale. E' evidente che l'oppressione agita sulle donne genetiche è stata parte integrante dell'educazione di genere

Nelle pagine che seguono riflettiamo su questi argomenti, cercando di capire meglio se questa modello in bianco e nero sia sufficiente, oppure se al mondo esiste molto più di una coppia separata ed invalicabile di generi.

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